Draghi alla Camera: la ripresa c’è ma è ciclica, renderla strutturale con le riforme
in Approfondimenti, Economia, Parlamento, Politica
Le condizioni macroeconomiche favorevoli alla ripresa dell’eurozona sono sostanzialmente tre: l’abbassamento dei prezzi dei prodotti energetici (in primis il petrolio), la politica finanziaria messa in atto dalla Banca centrale europea e le riforme strutturali che tutti (o quasi) i Paesi membri stanno mettendo in atto. È quanto sostenuto dal presidente della Bce Mario Draghi che oggi – per la prima volta da quando è alla guida dell’Eurotower – è intervenuto in audizione al Parlamento italiano. Nel corso dell’incontro, che si è tenuto alla presenza dei membri delle commissioni Bilancio, Finanze e Politiche Ue di Montecitorio, Draghi ha più volte ribadito che la politica monetaria dell’Istituto che dirige può senz’altro aiutare la crescita ma è imprescindibile dalle riforme strutturali. L’area euro – ha dichiarato l’ex governatore di Bankitalia – non è stata creata per essere una zona divisa tra creditori permanenti e debitori permanenti, uno spazio in cui alcuni Paesi pagano in permanenza per altri e, per questo motivo, è il momento di spingere sule riforme. Anche perché, ha argomentato il numero uno dell’Eurotower, la ripresa cui stiamo assistendo è ciclica e non strutturale quindi, finito il periodo, si torna a come stavamo prima. Per questo – ha spronato Draghi – bisogna migliorare l’offerta di lavoro e intervenire sulle aziende sia adottando misure per favorire la nascita di nuove imprese che riallocando capitali e lavoro verso quelle più efficienti. Sulle misure adottate dall’Eurotower, Draghi ha parlato naturalmente a lungo del quantitative easing ribadendo come l’intenzione sia quella di portarlo avanti fino al 2016 o comunque fino a quando l’inflazione non sarà vicina all’obiettivo dichiarato del 2%. Il proposito nel breve termine di Francoforte, ha poi annunciato, è quello di raggiungere i 60 miliardi di euro di acquisti per la fine di marzo anche se l’operazione è stata avviata solo il 9 del mese. Il calo dei tassi d’interesse a lungo termine e il deprezzamento dell’euro conseguenza del Qe, ha poi sottolineato, se accompagnate dalle giuste riforme dovrebbero spingere la crescita italiana di un punto percentuale entro il 2016. Prima di concludere, il numero uno dell’Eutower, ha ricordato a chi parla dell’uscita dell’Italia dall’euro come, per almeno 11 anni prima dell’ingresso nella moneta unica, lo spread tra i titoli di Stato italiani e i Bund tedeschi fosse stabile sulla quota allarmante di 500. Un breve passaggio anche sul Piano Juncker che – secondo il presidente Bce – può contribuire a fronteggiare la debolezza negli investimenti ma è fondamentale che passi rapidamente alla fase attuativa. In conclusione Draghi ha voluto ribadire che tutti in Europa sono chiamati a giocare la loro parte affinché la ripresa si rafforzi e si consolidi. “La crescita economica deve offrire più possibilità alle persone e accrescere la loro ricchezza, nessuno – ha detto – deve restare indietro”.
