Indagine sui derivati, Pisauro (Upb): Italia a livelli record, ricorrere a questi strumenti meno utile che in passato
in Approfondimenti, Economia, Istituzioni
Giuseppe Pisauro – presidente Upb
Il valore di mercato delle operazioni in strumenti finanziari derivati in Italia è “un po’ da record” in rapporto sia al prodotto interno lordo sia al debito pubblico. È quanto sostenuto dal presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio Giuseppe Pisauro durante l’audizione presso la commissione Finanze di Montecitorio nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle tematiche relative ai derivati. In rapporto al Pil – ha spiegato Pisauro – l‘Italia ha toccato una quota inferiore solo a quella della Grecia con gli altri Paesi Ue molto distanti mentre, rispetto al debito, le differenze si riducono ma noi rimaniamo in una posizione di vertice. I derivati – ha continuato il presidente dell’Upb – tra il 2011 e il 2014 hanno aumentato la spesa pubblica di 12,7 miliardi, 16,95 considerando anche gli aggiustamenti contabili che incidono sul debito, anche per questo motivo il Tesoro ha detto di avere cambiato strategia sull’uso di questo tipo di strumenti e di voler gradualmente “ristrutturare o chiudere alcune posizioni rivelatesi troppo costose con il forte ribasso dei tassi di interesse”.
L’esigenza di ricorrere ai derivati – ha sottolineato Pisauro – per coprirsi da rialzi inattesi dei tassi di interessi è oggi minore che in passato. Prima questo tipo di strumenti veniva utilizzato anche per migliorare il quadro dei conti ma questo “adesso non è più possibile”. Per quanto riguarda il futuro, Pisauro ha auspicato che l’amministrazione si doti di tecno-strutture organizzative in grado di valutare i rischi e di confrontarsi ad armi pari con gli intermediari finanziari. A questo proposito sarebbe opportuna – ha continuato – una riflessione da parte del ministero dell’Economia sul rafforzamento di questa linea di attività nell’ambito della Direzione II del dipartimento del Tesoro (Debito pubblico), che dal punto di vista dei risultati ottenuti con la politica delle emissioni è considerata un’eccellenza a livello internazionale.
In materia di trasparenza relativamente alle operazioni con i derivati, Pisauro ha sostenuto che la discrezione del Mef è dettata principalmente da tre ragioni: il rischio di perdita del potere di contrattazione, l’esigenza di riservatezza tra le parti e la possibile presenza di clausole specifiche nei contratti. Nell’ottica di una maggiore disclosure, sarebbe però opportuno per il presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio ragionare su soluzioni che si basino su report semestrali che consentano di valutare l’evoluzione del profilo di rischio dei derivati, riguardo sia ai flussi di pagamento attesi nei semestri successivi sia alle poste di diretta imputazione sul debito. “Quello che quello che secondo me dovrebbe essere richiesto al Tesoro – ha dichiarato Pisaurto – è, almeno a livello aggregato, il valore mark to market dei derivati, l’entità dei pagamenti netti impliciti ad esso sottostanti e le associate probabilità per ciascuno dei semestri successivi”. Prima di concludere, il numero uno dell’Upb ha auspicato che in futuro informazioni sull’impatto degli strumenti derivati possano essere inserite nell’ambito dei documenti di programmazione economica.
