Jobs act: le commissioni parlamentari concludono l’esame dei dlgs attuativi. Una volta pubblicati in Gazzetta la riforma sarà completa
in Parlamento, Politica
Le commissioni Lavoro di Montecitorio e palazzo Madama hanno concluso ieri (esprimendo il proprio parere favorevole con osservazioni) l’esame degli ultimi quattro decreti attuativi della legge 183/2014 (cosiddetto Jobs act) approvati dal Consiglio dei ministri a inizio giugno.
I testi – su cassa integrazione, Agenzia per le ispezioni, politiche attive e semplificazione di procedure e adempimenti – torneranno ora sul tavolo del governo e, se non dovessero essere modificati in base alle indicazioni del Parlamento, dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale saranno legge completando così il percorso della riforma del mercato del lavoro voluta dal governo Renzi.
Per quanto i riguarda i contenuti degli schemi di dlgs, il primo stabilisce una stretta sulla durata della cassa integrazione, ordinaria e straordinaria, fissandone la durata massima in 24 mesi. Il secondo mira a razionalizzare e semplificare l’attività ispettiva in materia di lavoro e legislazione sociale istituendo l’Ispettorato nazionale del lavoro. Il terzo prevede la creazione di una Rete nazionale dei servizi per le politiche del lavoro, coordinata dalla nuova Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (Anpal). Il quarto e ultimo provvedimento dispone una serie di misure che mirano a razionalizzare e semplificare le procedure e gli adempimenti a carico di cittadini e imprese in materia di rapporti di lavoro. Tra le altre cose, il testo (all’articolo 23) modifica l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori relativo ai controlli a distanza dei dipendenti. Dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri si era sollevata una polemica politica legata al timore che la riforma aprisse la strada a una sorveglianza illimitata dei lavoratori. In questo senso era intervenuto il ministero del Lavoro chiarendo – con un comunicato stampa – che la “liberalizzazione” riguardava esclusivamente gli strumenti e i programmi informatici dedicati allo svolgimento dell’attività lavorativa. Nel proprio parere l’XI commissione di Montecitorio ha comunque chiesto al governo di valutare l’opportunità di inserire nell’articolo un nuovo comma che chiarisca in via definitiva: “È vietato l’uso di impianti audiovisivi e di altri strumenti che abbiano quale finalità il controllo a distanza dell’attività dei lavoratori“.
