Riforme al voto in direzione Pd, Renzi: “Elezione diretta senatori non sussiste, possibile indicazione parlamentari”
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Non sussiste “l’elezione diretta” dei senatori perché sul punto c’è già stata una “doppia lettura conforme”. Lo ha ribadito oggi il premier Matteo Renzi che in veste di segretario del Partito democratico ha aperto la direzione dem dedicata alla riforma costituzionale che domani riprende l’iter in Aula al Senato. Il leader dei democratici ha aperto però su un meccanismo di indicazione dei senatori sul modello della “Legge regionale Tatarella del ’95”, unica concessione offerta alla minoranza Pd. La relazione di Renzi è stata votata all’unanimità dai presenti alla riunione. Sull’eventualità che il presidente del palazzo Madama Pietro Grasso apra a modifiche all’articolo 2 del provvedimento (quello sulla non elettività del Senato, ndr) Renzi ha detto: “Si dovrebbero convocare Camera e Senato perché saremmo davanti ad un fatto inedito”. Con una battuta il primo ministro ha risposta a chi lo accusa di “colpo di Stato”: “La storiellina del golpe di palazzo fatto a sorpresa può andare bene per i talk show, ma non ci credono neppure i bambini”. Un monito anche a chi all’interno del partito minaccia di lasciare: “Le scissioni funzionano molto come minaccia, un po’ meno nel passaggio elettorale. Chi di scissioni ferisce, di scissioni perisce“, ha detto alludendo all’ex ministro dell’Economia greco Yanis Varoufakis. Quanto alla minoranza del partito, ha fatto molto discutere l’assenza di uno dei maggiori esponenti della corrente Pier Luigi Bersani, a Modena per intervenire alla festa dell’Unità. Al suo posto ha preso la parola Gianni Cuperlo: “Condivido che tagliare il traguardo delle riforme è un obiettivo comune – ha detto -. Ma non è in corso un braccio di ferro o una prova muscolare e non ci devono essere diktat. Bisogna trovare uno sbocco da rivendicare come successo comune”.
