Riforma del Senato, terzo via libera con 179 sì, testo torna a Montecitorio. Renzi: Grazie a chi insegue il sogno di un’Italia più semplice

in Parlamento, Politica


mariaelena_boschi_senatoCon 179 voti favorevoli, 16 contrari e 7 astenuti, si è conclusa oggi a palazzo Madama la terza lettura del disegno di legge di riforma del Senato: il provvedimento passerà ora al vaglio di Montecitorio per la seconda volta (la quarta parlamentare) e se non ci saranno ulteriori modifiche sarà sufficiente un ulteriore passaggio a palazzo Madama per l’approvazione definitiva – la cosiddetta “lettura conforme” -, a cui seguirà il referendum popolare. “Grazie a chi continua a inseguire il sogno di un’Italia più semplice e più forte: le riforme servono a questo”, ha commentato il premier Matteo Renzi subito dopo la votazione del ddl, che ha tuttavia raccolto il dissenso dei dem Walter Tocci, Felice Casson e Corradino Mineo. Il Movimento 5 stelle ha lasciato l’Assemblea durante l’intervento per dichiarazione di voto del presidente della Repubblica emerito Giorgio Napolitano, mentre la Lega Nord ha abbandonato gli scranni con la Costituzione sottobraccio. Qualche defezione anche dai banchi di Forza Italia. “Semplicemente una bellissima giornata. Per noi ma soprattutto per l’Italia. Grazie a chi ci ha sempre creduto. È proprio la volta buona”, è stata la dichiarazione in proposito del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi.

Il nuovo testo, frutto dell’accordo interno al Pd, prevede la fine del bicameralismo perfetto, il Senato non avrà più l’attuale potere legislativo e non voterà la fiducia al governo, ma eserciterà funzioni di raccordo tra Stato ed enti costitutivi della Repubblica e tra questi ultimi e l’Unione europea. Sarà chiamato a esprimere pareri sulle nomine del governo e verificare l’attuazione delle leggi emanate. I nuovi senatori saranno 95 consiglieri regionali (di cui 21 sindaci) legittimati dalle elezioni popolari, ripartiti in base al peso demografico della circoscrizione, e cinque senatori a vita. Insieme ai deputati, che restano 630, voteranno il presidente della Repubblica: per i primi tre scrutini saranno necessari i due terzi dei componenti delle Assemblee, poi dal quarto i tre quinti e dal settimo scrutinio la maggioranza dei tre quinti dei votanti.

 

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