Derivati, Corte dei Conti: criticità negli enti locali. “Italia grande Paese da punto di vista del debito”.
in Parlamento
“L’Italia è un grande Paese dal punto di vista del suo debito“. Finora sono state fatte scelte prudenti, nonostante le ripetute crisi di fiducia “non abbiamo mai perso l’accesso al mercato”, ma nei conti degli enti locali ci sono “profili di criticità elevati”. Questa la conclusione dei rappresentanti della Corte dei Conti, ascoltati alla Camera, in merito ai contratti derivati dello Stato: “abbiamo fatto scelte che sono state costose, bisogna capire con quel costo cosa si paga”.
Una fotografia chiara della situazione attuale, scattata come richiesto dalla commissione Finanze di Montecitorio in occasione dell’indagine conoscitiva sui derivati. A parlare nel VI gruppo di lavoro è Angelo Buscema, presidente sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei conti il quale ha spiegato la portata e i limiti del ruolo dell’istituto differenziando il controllo messo in atto per enti territoriali e governo centrale. Buscema ha sottolineato i compiti effettivi e potenziali della Corte descrivendo le diverse forme di contratti derivati.
Secondo le stime ufficiali, ha spiegato il presidente, a fine 2014 il “valore nozionale” degli strumenti derivati su debito ammontava a circa 160 miliardi, mentre il valore di mercato (il cosiddetto “mark to market”) segnava una perdita potenziale di circa 42 miliardi. Il presidente Buscema ha ricordato la clausola di estinzione anticipata più gravosa e nota per l’Italia che riguarda il contratto con la banca d’affari Morgan Stanley che, avvalendosene, ha determinato un “aggravio effettivo del bilancio statale di 3,1 miliardi”, versati in due rate all’inizio del 2012. A fronte dei circa 160 miliardi del portafoglio degli strumenti derivati dello Stato, all’inizio del 2015 il valore dei contratti su derivati degli enti territoriali sarebbe di poco inferiore ai 25 miliardi. Buscema ha spiegato lo stimolo dato al governo per un adeguamento normativo e delle regole nella direzione di una progressiva “chiusura” alle operazioni finanziarie ad alto grado di azzardo, come nel caso degli strumenti derivati. La Corte ha però chiarito che “sono sempre stati esclusi dal controllo preventivo gli atti che abbiano come oggetto la gestione del debito pubblico, inclusi quelli che si sostanziano in contratti aventi ad oggetto strumenti finanziari derivati”. All’istituto è riservata solamente una relazione semestrale dal Mef e le indicazioni sul debito pubblico inserite nel documento di economia e finanza da qualche anno: “Non vediamo i contratti” ha ulteriormente chiarito Buscema.
In merito agli enti territoriali il presidente ha fatto presenta che negli ultimi anni si è registrata “una flessione dell’utilizzo dei derivati“, operazioni maggiormente utilizzato per il reperimento di liquidità. “Svariate le criticità rilevate nel settore finanza regionale” motivo per il quale secondo il presidente “serve una stima degli oneri precisa in base alla normativa”. In conclusione Buscema ha affermato che “l’innovazione finanziaria, pur avendo valenza negativa in questo caso, non è sempre pericolosa e riveste un ruolo importante nel mercato internazionale. Ma serve un lavoro complesso dei regolatori”. In merito agli enti territoriali, che presentano “profili di criticità elevati” vi è un “attento monitoraggio della Corte” per salvaguardare la tenuta dei conti, ha garantito Buscema.
