ANAC – nuovo codice appalti, il commento dell’Autorità alla circolare interpretativa del Mit. Busìa: “Marcia indietro del governo”

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La circolare con la quale il ministero delle Infrastrutture è intervenuto sull’affidamento dei contratti di lavori, servizi e forniture di importo sotto soglia (affidamenti diretti e procedura negoziata senza bando), pubblicato sulla Gazzetta ufficiale di venerdì 24 novembre (per i contenuti vedi ES 24/11/2023) dà un’interpretazione innovativa rispetto a quanto affermato col nuovo Codice degli appalti, chiarendo che bisogna tenere conto non solo del principio di risultato, ma anche degli altri principi contenuti nel Codice, tra cui innanzitutto quello di trasparenza. È quindi fatta salva la possibilità per le stazioni appaltanti di ricorrere a procedure selettive pubbliche e alla pubblicazione dei bandi, e viene garantito che tutto sia interpretato sulla base dei principi dell’UE, che sono quelli della concorrenza. È il commento dell’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), il cui presidente Gabriele Busia afferma: “La circolare è una evidente marcia indietro del governo e mostra che le nostre obiezioni erano fondate. Il ministero chiarisce le nuove disposizioni con una circolare e non, come sarebbe stato necessario, con legge, ma rappresenta comunque un importante passo avanti. Prevedere che sia obbligatorio l’affidamento diretto per tutti i contratti per l’acquisto di beni o servizi sopra i 140mila euro e che si arrivi ad assegnare i lavori fino a oltre cinque milioni di euro senza pubblicare neanche un avviso pubblico”, secondo Busia, “rappresentava una forzatura. Numericamente, si tratta infatti della stragrande maggioranza dei contratti, che sarebbero stati sottratti alle più elementari forme di pubblicità, a danno delle imprese e delle casse pubbliche. È infatti evidente che”, commenta Busia, “se per spendere ben oltre centomila euro, l’amministrazione non deve neanche chiedere due preventivi”, c’è il rischio che “si rivolgerà alla prima impresa che capita, e questa non avrà alcun interesse a contenere la propria offerta”. 

“Anche fuori dai casi di piccola o grande corruzione”, continua il presidente dell’ANAC, “è chiaro che a essere premiato sarà il fornitore più vicino o comunque quello già conosciuto, e non quello più bravo. Con il risultato ultimo di spendere di più, avendo in cambio forniture e servizi di minore qualità o opere destinate a durare meno. La trasparenza, specie in tempi di digitalizzazione, non solo non fa perdere tempo, ma lo fa guadagnare, sia perché la gara occupa da sempre una piccola percentuale di tempo rispetto alla fase autorizzatoria ed all’esecuzione, sia perché solo le imprese selezionate in modo trasparente per essere migliori e non più amiche, sono in grado di portare avanti rapidamente i lavori. Se vogliamo creare sviluppo e ricchezza”, conclude Busia, “dobbiamo spingere le nostre imprese ad investire in innovazione e qualità, non in pubbliche relazioni con i decisori dei diversi livelli istituzionali”.

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