Consulta: illegittimo blocco stipendi PA. Ma la pronuncia non è retroattiva e lo Stato “risparmia” 35 miliardi

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consultaLa mina da 35 miliardi di euro che rischiava di scoppiare sul fronte dei conti pubblici (e del governo) è stata disinnescata dalla Corte Costituzionale. Oggi la Consulta ha stabilito che il blocco di contratti e stipendi nella Pubblica amministrazione – imposto dal governo Berlusconi nel 2010 e poi confermato da Monti, Letta e Renzi – è illegittimo (e di conseguenza va rimosso) ma, contestualmente, ha specificato che la pronuncia non avrà carattere retroattivo. “La Corte Costituzionale – si legge nel comunicato di sei righe diffuso dalla Consulta – ha dichiarato, con decorrenza dalla pubblicazione della sentenza, l’illegittimità costituzionale sopravvenuta del regime del blocco della contrattazione collettiva per il lavoro pubblico, quale risultante dalle norme impugnate e da quelle che lo hanno prorogato”. Secondo una nota firmata dall’Avvocato dello Stato Vincenzo Rago, se la Suprema Corte avesse previsto il rimborso delle retribuzioni bloccate, l’onore per le casse dello Stato non sarebbe stato inferiore ai 35 miliardi di euro. La “stangata” è stata quindi evitata, ma a partire dal prossimo anno il governo dovrà comunque sbloccare gli aumenti dei contratti e questo adeguamento – secondo fonti sindacali – dovrebbe costare all’erario non meno di 5 miliardi di euro.

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