Def 2015, Renzi ribadisce: nessuna nuova tassa. Il Mef pubblica i documenti approvati ieri
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“Non ci sono tasse nuove, è finito il tempo delle tasse da aumentare“. Questo il messaggio che il premier Matteo Renzi ha voluto lanciare ieri sera al termine del Consiglio di ministri che ha licenziato in via definitiva il Documento di economia e finanza (Def) 2015. Un concetto che il presidente del Consiglio aveva già più volte sottolineato al termine della riunione di martedì quando la squadra di governo aveva esaminato il Def in via preliminare. In linea con le anticipazioni fornite all’inizio della settimana anche i dati principali previsti dal documento e che contiene gli indirizzi di politica economica e l’aggiornamento delle principali variabili macroeconomiche per l’anno in corso e per i prossimi tre anni. Il prodotto interno lordo (Pil) crescerà dello 0,7% quest’anno, dell’1,4% nel 2016 e dell’1,5% nel 2017. Il deficit nominale scenderà al 2,6% del Pil nel 2015, all’1,8% l’anno successivo e allo 0,8% nel 2017. L’unica vera novità emersa ieri è rappresentata dal bonus di 1,6 miliardi di euro che l’esecutivo si troverà in dote grazie allo scostamento dello 0,1% del Pil tra il deficit tendenziale e quello programmatico relativo all’anno in corso. Sulla destinazione di queste risorse aggiuntive Renzi è stato chiaro: “Decideremo nelle prossime settimane se e come utilizzare in base alle priorità gli spazi che ci sono, non è nel Def che si decide“. Dal punto di vista tecnico, il Def – che non prevede nessuna misura immediatamente operativa – si compone di tre sezioni principali (Programma di stabilità dell’Italia; Analisi e tendenze della finanza pubblica; Programma nazionale di riforma) i cui contenuti sono stati pubblicati poco fa dal ministero dell’Economia. Mentre il Programma di stabilità contiene un approfondimento sul quadro complessivo dell’economia italiana, nell’Analisi e tendenze della finanza pubblica il governo riporta tutti i dati relativi agli incassi 2014 per quanto riguarda il settore pubblico e il bilancio dello Stato. Nella sezione più corposa del Def – il Programma Nazionale di riforma – trova invece spazio il cronoprogramma del governo con un’analisi dettagliata delle riforme messe in campo, del loro impatto sullo scenario macroeconomico, e delle strategie future che l’esecutivo intende perseguire. Le diverse componenti del Def saranno ora trasmesse alle Camere che, dopo l’esame di merito da parte delle commissioni competenti, licenzieranno i testi con una risoluzione di maggioranza. Il via libera del Parlamento dovrà arrivare in tempo utile per la trasmissione del Programma di stabilità e del Programma nazionale di riforma al Consiglio dell’Unione europea e alla Commissione europea entro il 30 aprile.
