Green economy, economia circolare, rifiuti e buone pratiche: il futuro dell’ambiente secondo il senatore Pd Stefano Vaccari
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Dopo oltre un anno dall’emanazione, due governi e centinaia di emendamenti è stato approvato al Senato il collegato alla stabilità 2014 in materia di green economy, incardinato oggi alla Camera. Soddisfatto del lavoro svolto sul testo il relatore a palazzo Madama: si tratta di Stefano Vaccari, senatore Pd tra i più attivi e convinti in campo ambientale, che abbiamo incontrato oggi nel suo ufficio per capire come l’economia diventerà più verde e circolare e quali saranno i prossimi passi del governo.
Perché così tanto tempo per l’approvazione del collegato Ambiente al Senato?
Per una concentrazione di scadenze nei mesi centrali del 2015 la commissione Bilancio (che doveva esprimersi sui profili finanziari delle proposte di modifica, ndr) è stata costretta a un surplus di lavoro e a mettere in secondo piano questo come altri provvedimenti che non avevano una scadenza.
La commissione Ambiente era pronta per questo provvedimento, il Paese e il mondo politico invece?
Probabilmente hanno sottovaluto l’importanza di un testo come questo per l’economia dell’Italia considerandolo invece qualcosa che riguardava esclusivamente l’ambiente. Il Pd però è stato fermo sulla necessità di portarlo fino in fondo e questo ha fatto sì che alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva ci sia stato uno scatto e un impegno a chiudere.
Con diversi emendamenti ha riscritto interi articoli facendo da raccordo tra le varie istanze dei gruppi. In che clima ha lavorato la commissione?
In commissione, estremamente positivo e costruttivo da parte della stragrande maggioranza dei colleghi.
Mentre in Aula…
Il clima e l’atteggiamento si sono ribaltati al contrario. C’era da svolgere la parte dell’opposizione e a prescindere dai contenuti e dal lavoro che è stato fatto. Dopo i tanti emendamenti accolti della Lega e del M5S e la mediazione su tanti testi per portare a casa delle modifiche utili, non capisco la posizione ad esempio di Arrigoni (LN) espressa in Aula, se non per una scelta ideologica di dire che il provvedimento non andava bene.
L’Assemblea del Senato ha però votato a favore del collegato e oggi il testo è stato incardinato in commissione Ambiente alla Camera. Quanto manca alla pubblicazione in Gazzetta?
Il testo non subirà ulteriori modifiche a Montecitorio. Dalle previsioni del presidente Realacci (Pd) la discussione in Aula dovrebbe chiudersi la prima settimana di dicembre. L’impegno del Pd, del presidente e dei relatori (Alessandro Bratti e Enrico Borghi) è di ragionare con le opposizioni su ordini del giorno riguardo alcune questioni su cui vi è la necessità di indirizzare il lavoro del governo nella scrittura dei decreti attuativi.
Che tempi prevede per l’emanazione di questi provvedimenti da parte dei ministeri?
Il collegato prevede al massimo sui 90 giorni. Noi incalzeremo affinché il governo rispetti questa tempistica e sopratutto perché accolga una serie di sollecitazioni emerse in Aula e nei contenuti di alcuni odg.
Si riferisce al sistema dei consorzi?
Esattamente. Il governo si è impegnato ad adottare un atto organico a partire dai 6 articoli che abbiamo stralciato dal collegato sui consorzi di filiera dei rifiuti. Per il momento gli articoli sono stati trasformati in minuscoli ddl depositati al Senato, ma preferiremmo che l’esecutivo ne scrivesse uno autonomo in base agli indirizzi che la commissione e l’Aula gli ha dato.
Il dlgs 49/2014 delinea il profilo dei consorzi, ma in maniera incompleta. Su quali aspetti bisogna intervenire con urgenza?
Noi abbiamo chiesto di lavorare su alcune questioni quali la trasparenza e la gestione delle risorse; la natura dei consorzi, la loro funzione pubblica piuttosto che la necessità che ci sia una unica forma di consorzio e non un numero indefinito; poi vi è la necessità di definire uno statuto tipo e la partecipazione dei soggetti della filiera. In sintesi, bisogna dare al sistema una veste formale e sostanziale, unitaria e omogenea anche perché da questo deriva tutta la parte contrattualistica con le imprese, i soggetti della filiera che in alcuni settori – penso ai RAEE, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche – rischiano il collasso.
Il settore dei RAEE aspetta da tempo anche il decreto ministeriale sull’“uno contro zero” che dovrebbe consentire il conferimento gratuito da parte dei consumatori presso i negozi (senza obbligo di acquisto) dei rifiuti elettronici di piccolissime dimensioni. Sono stati fatti passi avanti a riguardo?
Non ce ne siamo occupati espressamente all’interno del collegato, ma la scorsa settimana ho partecipato al forum RAEE alla fiera Ecomondo di Rimini e ho avuto modo di raccomandare al ministero dell’Ambiente, di fronte alla platea di soggetti che partecipano all’Assoraee, che non si ripetano gli errori dell’iniziativa “uno contro uno” per la quale era richiesta una quantità di carte al negoziante fuori misura. Se andiamo verso una buona pratica per i piccoli oggetti non possiamo pensare che la cassa di un supermercato, ad esempio, si fermi per far compilare 6 o 7 fogli ai consumatore, ma troviamo una via di mezzo che serva a tracciare comunque la filiera però in uscita dal negozio e non in entrata.
In che modo?
Alla fine della giornata il negozio deve sapere che ha ricevuto 10 rasoi da avviare al recupero secondo i percorsi già previsti con gli altri RAEE. Credo ci siano le condizioni per farlo e il ministero dell’Ambiente ha accolto la necessità di semplificare la procedura.
Anche in questo caso, senatore: che tempi si prevedono?
Celeri. O almeno, noi vigileremo affinché i tempi siano celeri.
Quali solo le norme che più le stanno “a cuore” e che, secondo lei, trasformeranno l’economia italiana in circolare?
Circa 1/3 del provvedimento riguarda la gestione dei rifiuti e la prevenzione alla produzione di questi. Credo sia questa la parte che più di altre può consentire al sistema italiano ad avere cittadini più consapevoli, imprese responsabili e una PA che sceglie, in modo obbligatorio, di dare priorità a quelle realtà certificate come “green”. Poi vi è la misura sulla mobilità sostenibile che può aprire strade come mai fatto prima nel nostro Paese.
E riguardo i rifiuti, c’è un divieto che si rivolge ai fumatori e un po’ a tutti quelli che abbandonano fazzoletti o gomme per strada. Che impatto avrà nella vita di tutti i giorni dei cittadini?
E’ una norma che abbiamo fatto bene a riscrivere al Senato perché c’era una errata associazione tra mozziconi e gomme da masticare. Deturpano entrambe il decoro urbano delle nostre città ma hanno effetti inquinanti diversi. Abbiamo riscritto l’articolo cercando di dividere misure e sanzioni per questi due rifiuti a cui abbiamo associato anche quelli di piccolissime dimensioni. Ci auguriamo che i Comuni a partire da un sistema di controlli da riorganizzare possano attrezzarsi per la gestione dei rifiuti, organizzando un sistema di raccolta diffusa nelle aree maggiormente frequentate della città che possa essere in grado di prevenire l’abbandono di mozziconi e gomme.
Una volta approvato il collegato si guarda con speranza anche al Green act in ballo da un anno. Quando sarà emanato e cosa tratterà?
Il Green act inizialmente aveva al suo interno anche ipotesi contenute nel collegato ambiente che probabilmente saranno espunte. Il governo credo si concentrerà sulle materia che in legislazione mancano per incentivare e sostenere ulteriormente alcune politiche. Una di queste, ad esempio, è la fiscalità ambientale, una vicenda che troverà spazio nel Green act anche in coerenza con quanto previsto dalla nuova direttiva sulla economia circolare che la Commissione europea si accinge a definire ai primi di dicembre. Questa attesa nell’emanazione risponde anche alla necessità di recepire nel Green act una serie di indirizzi e misure contenute in quella direttiva che nn parlerà solo di gestione di rifiuti ma allargherà il campo ad altri settori.
Non pensa sia una debolezza “importante” – anche in vista di Cop 21 – la mancanza di una proposta forte del governo Renzi in materia ambientale?
Il collegato è una prima agenda verde del Paese che è stata in grado di intrecciare le politiche di sviluppo sostenibile con politiche legate alla green economy e all’economia reale. Ricordo che prima di questo provvedimento abbiamo approvato la legge sugli ecoreati che li inserisce nel codice di procedura penale e stiamo discutendo altri provvedimenti che vanno a completare il quadro di politica e strategia su queste materie (la riorganizzazione del sistema dei controlli ambientali, il consumo di suolo, la revisione del sistema nazionale di protezione civile e la riforma dei parchi). Credo che bisogna continuare su questo binario chiarendo come governo e Parlamento assieme vogliono tracciare una strada nuova su questi temi.
