La Buona scuola è legge tra le proteste delle opposizioni. Renzi: “L’Italia prosegue nello sforzo per le riforme”
in Parlamento, Politica
La Buona scuola voluta dal governo Renzi è legge. Questa mattina – con 277 si, 173 no e 4 astenuti – l’Aula della Camera ha dato il via libera definitivo al disegno di legge che mira a riformare il sistema scolastico italiano. “L’Italia prosegue nel più grande sforzo di riforme strutturali della storia repubblicana. Abbiamo infatti approvato la scuola (100 mila assunzioni, più merito, più autonomia)”, ha commentato il premier Matteo Renzi sul suo profilo Facebook. Com’era prevedibile le operazioni di voto sono state caratterizzate dalle proteste dello opposizioni. Prima i deputati della Lega Nord hanno esposto dei cartelli con la scritta “Giù le mani dei bambini” poi è stata la volta dei parlamentari di Sinistra ecologia e libertà che, richiamando il referendum greco di domenica scorsa, hanno portato in Aula dei cartoncini che dicevano “Oxi (no in greco, ndr) alla buona scuola di Renzi“. A favore della riforma della scuola – e contrariamente a quanto fatto dal proprio gruppo – hanno invece votato quattro deputati di Forza Italia (Luca D’Alessandro, Monica Faenzi, Massimo Parisi e Giovanni Mottola) vicini al senatore azzurro Denis Verdini. Voti in disaccordo anche da parte della minoranza Pd con Alfredo D’Attorre, Angelo Capodicasa, Vincenzo Folino, Carlo Galli e Giuseppe Zappulla che si sono espressi per il no. Altri 24 deputati dem dell’ala minoritaria (tra i quali Pier Luigi Bersani e Rosy Bindi) non erano invece presenti in Aula al momento del voto. Poco dopo il via libera al testo il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ha twittato: “#labuonascuola è legge. Sì di @Montecitorio non è atto finale ma atto iniziale di un nuovo protagonismo della #scuola“. Le proteste contro il nuovo sistema scolastico voluto dall’esecutivo proseguiranno nei prossimi mesi fuori dalle Aule del Parlamento con i sindacati e le organizzazioni studentesche che hanno già promesso un settembre di fuoco. Il testo, tra le altre cose, prevede l’assunzione di 100mila precari, più poteri ai presidi (la chiamata diretta degli insegnanti per assegnare loro incarichi triennali rinnovabili e premi ai docenti per il lavoro svolto), la cosiddetta carta del prof (500 euro annui da spendere in ambito didattico) e il potenziamento di alcune materie, tra cui l’inglese e l’informatica.
