Morte di Giovanni Lo Porto, il ricordo della politica in un’Aula deserta.
NYT: Obama sapeva ma non avvertì Renzi
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Meno di 40 deputati hanno partecipato oggi a Montecitorio all’informativa urgente del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni sulla morte di Giovanni Lo Porto, il cooperante italiano ucciso a gennaio nel corso di un raid USA al confine tra Pakistan e Afghanistan. La notizia della scomparsa era stata diffusa ieri dalla Casa Bianca che aveva già provveduto in precedenza a informare il governo italiano e la famiglia del 39enne siciliano. Il gruppo parlamentare più rappresentato in Aula era quello del Pd con 16 presenze, meno di 10 i deputati convenuti per tutti gli altri partiti. “L’ultima evidenza per la quale Giovanni Lo Porto risultava in vita risale allo scorso autunno“, ha reso noto il titolare della Farnesina che poi ha spiegato come la notizia sia stata fornita dagli Stati Uniti con 3 mesi di ritardo a causa delle difficoltà riscontrate nel portare a termine le dovute verifiche “che si sono protratte vista la particolarissima natura del contesto dell’operazione antiterrorismo”. Gentiloni ha poi assicurato il massimo impegno da parte del governo per portare in salvo i due italiani ancora in mano ai sequestratori: padre Paolo Dall’Oglio in Siria e Ignazio Scaravilli in Libia. Nonostante l’informativa non abbia attirato l’interesse dei parlamentari, non è mancato il tentativo di cogliere l’occasione per strumentalizzare la morte del nostro connazionale. Nel corso del dibattito che ha fatto seguito alle parole del ministro, il deputato del Movimento 5 Stelle Angelo Tofalo ha attaccato Gentiloni: “Lei aveva due possibilità: dimettersi o dirci la verità. Invece è venuto qui ad ammazzare Lo Porto per la seconda volta“. Nuove indiscrezioni su quanto accaduto emergono intanto grazie ai media a stelle e strisce. In base a quanto riferito dalla CNN, nel 2012 la famiglia di Warren Weinstein – l’ostaggio americano ucciso con Lo Porto – pagò un riscatto nella speranza di un suo rilascio. La zona colpita era stata ripetutamente bombardata negli ultimi anni dagli americani nell’ambito di una strategia che si pensava quasi del tutto sicura e che ora il presidente USA Barack Obama potrebbe rivedere. Secondo la ricostruzione del New York Times invece l’inquilino della Casa Bianca era al corrente della morte del cooperante italiano già venerdì 17 aprile quando incontrò a Washington il presidente del Consiglio Matteo Renzi, ma non ritenne opportuno informarlo.
