Riforma PA, la Bilancio dice no al testo della Affari costituzionali: “modifiche inammissibili”
in Parlamento
L’esame del ddl Repubblica semplice rischia lo stallo nell’Aula Senato. “Serve una verifica particolarmente accurata” del ddl delega per la riforma della PA, data l’approvazione da parte della Affari costituzionali di “modifiche non coerenti” con il parere espresso dalla commissione Bilancio, “oppure da questa non esaminate”. Così il presidente del V gruppo di lavoro del Senato, Antonio Azzolini (Ncd) ha sostanzialmente affermato che una parte degli emendamenti approvati dalla I commissione sarebbero inammissibili. Il rappresentante del Nuovo centrodestra fa riferimento, tra le altre, alle modifiche in materia di connettività a banda larga e ultralarga e accesso ad internet negli uffici pubblici; alla proroga degli incarichi dirigenziali; al riordino della disciplina del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, con particolare riguardo a quello flessibile. Osservazioni anche sulle partecipazioni societarie delle PA e sulla “ghigliottina” ai decreti attuativi prevista dal provvedimento.
Il viceministro dell’Economia, Enrico Morando – presente in commissione Bilancio – ha ricordato che gli emendamenti con ricaduta “contabile” su cui non sia stato espresso un parere favorevole da parte della commissione Bilancio “dovrebbero essere considerati inammissibili”. Il rappresentante del governo ha poi precisato che gli uffici del Mef e della ragioneria generale dello Stato “non hanno ancora completato l’analisi del testo nel quale, come ha ricordato anche il relatore”, Giorgio Pagliari (Pd), “sono state inserite norme che né la commissione Bilancio né la Ragioneria hanno potuto esaminare prima dell’approvazione con l’aggravante che il provvedimento è collegato alla manovra di finanza pubblica per il 2015 ed ha pertanto un riflesso diretto sui saldi”.
Intanto la conferenza dei capigruppo di palazzo Madama ha deciso di dare precedenza al dl antiterrorismo (che scade il 20 aprile) facendo slittare l’inizio delle votazioni dei 700 emendamenti presentati in Aula.
