Riforme, la maggioranza ritrova l’unità su elezione Capo dello Stato e membri del Senato. Opposizione: scriveremo a Mattarella
in ParlamentoGli articolo 21 e 39 del disegno di legge Boschi hanno riunito la maggioranza in Senato. L’accordo tra la le diverse anime del Pd alla fine è arrivato e ha permesso di accelerare il cammino della riforma costituzionale. I punti in questione sono quelli che riguardano l’elezione del capo dello stato (21) e la norma transitoria per l’elezione del Senato (39). Relativamente al primo articolo, lo stesso senatore Miguel Gotor (Pd), tra i principali malpancisti, ha ritirato i suoi emendamenti ritenendo che il testo eviti il rischio che il vincitore del premio di maggioranza scelga da solo il Presidente della Repubblica. Un passo avanti del governo a favore dell’unità interna è arrivato anche sull’articolo 39, accogliendo alcuni emendamenti che specificano l’obbligo per il Parlamento di varare entro un tempo definito la legge quadro per l’elezione dei futuri senatori. Stesso discorso per i Consigli regionali che dovranno approvare a loro volta, entro tempi determinati, la normativa regionale. Il governo inizialmente voleva evitare questo ritocco all’articolo 39, ma oggi ha accettato la richiesta della minoranza dem. Colpo di scena invece al momento della votazione dell’articolo 17 del ddl, che consente alla Camera dei deputati deliberare a maggioranza assoluta lo stato di guerra: a dividere l’emendamento della senatrice dem Nerina Dirindin che chiedendo la delibera a “maggioranza assoluta dei componenti” ha guadagnato 14 voti della minoranza Pd. In soccorso della maggioranza sono intervenuti allora 28 forzisti e l’articolo è passato con 153 voti favorevoli, 107 voti contrari e 9 astenuti. ll clima in Aula resta teso, con le opposizioni coalizzate in una “resistenza passiva” che hanno annunciato di voler scrivere al Capo dello Stato per “rilevare il venir meno del ruolo di arbitro super partes del Presidente del Senato“.

