Smart City, presentata proposta di legge Fregolent (Pd): “Necessario coordinamento nazionale”
in Parlamento
Coordinare sull’intero territorio italiano gli interventi e gli investimenti sulle smart city, sburocratizzare le iniziative dei privati e incentivare i progetti innovativi che migliorano la vita dei cittadini. Questi gli obiettivi della proposta di legge della deputata Pd Silvia Fregolent presentata oggi alla Camera con una conferenza stampa. “Manca un coordinamento tra le città – ha detto la vicecapogruppo dem – ed è necessario colmare il gap tra nord e sud”. La pdl è stata depositata a Montecitorio e assegnata alla commissione Affari costituzionali, il capogruppo Pd presso il gruppo di lavoro Emanuele Fiano ha assicurato il proprio impegno per una veloce calendarizzazione del provvedimento. Stesso impegno da parte di Ernesto Carbone, che nella segreteria Pd è responsabile di Made in Italy e Pubblica amministrazione ed è quindi delegato alle smart city: “E’ impensabile che l’Enel sviluppi progetti all’avanguardia all’estero e non sia in grado di farlo in Italia”, ha detto il deputato.
Da segnalare la genesi del provvedimento: il think tank Cultura democratica ha organizzato l'”Innovation tour” nelle principali città italiane a cui hanno partecipato sia giovani sia rappresentanti delle istituzioni. Durante l’evento che si è tenuto a Torino gli studenti dell’Università – hanno partecipato circa 150 ragazzi, ha detto il presidente di Cultura democratica Federico Castorina – hanno scritto una prima bozza del testo presentato oggi che, successivamente al passaggio presso l’ufficio legislativo del Partito democratico, è stato poi firmato dalla Fregolent e da altri 28 colleghi di partito. Tommaso Giacchetti, direttore dell’associazione, ha spiegato che il provvedimento è stato delineato sulla base di tre linee direttrici: la razionalizzazione degli investimenti sul territorio, lo snellimento delle norme che legano pubblico e privato e lo sviluppo delle competenze grazie alla collaborazione con le università. Il professore dell’Università di Torino Sergio Foa ha infine segnalato che, sebbene manchi un quadro normativo al momento, già nello schema di dlgs sul codice degli appalti, al momento all’esame delle commissioni parlamentari, sono presenti riconoscimenti di forme di partenariato pubblico e privato. “Progetti come la banda larga e la mobilità sostenibile saranno sviluppati dalle grandi multinazionali, ma – ha detto la Fregolent infine – ci aspettiamo lo sviluppo di progetti importanti anche dalle start-up e dalle PMI“.
FOCUS
La proposta di legge prevede disposizioni in materia di sviluppo, organizzazione e coordinamento delle smart city, le quali vengono definite come “i luoghi e i contesti, riferiti agli enti territoriali di livello comunale, metropolitano o di area vasta, nei quali siano stati avviati processi di innovazione” che devono prevedere espressamente l’utilizzo di tecnologie di gestione territoriale che sfruttino le potenzialità della rete e della connessione internet (articoli 1 e 2). L’articolo 3 istituisce l’Unità nazionale per lo sviluppo delle smart city presso il Dipartimento per il coordinamento amministrativo della Presidenza del Consiglio dei ministri, con il compito di assicurare il coordinamento dei processi di innovazione e di sviluppo dei progetti. Compiti dell’unità sono quelli di definire strategie, obiettivi e ambiti prioritari di intervento per garantire lo sviluppo omogeneo delle città innovative nel territorio; istituir e gestire il Registro delle città e predisporre ogni tre anni il Piano nazionale per lo sviluppo delle smart city, monitorandone gli effetti. Presso l’Unità viene istituito poi il Comitato tecnico per le smart city, formato da nove membri esperti nel settore, che sarà regolato da un decreto del presidente del Consiglio.
La proposta di legge prevede inoltre (articolo 4) la possibilità per gli enti territoriali di stipulare patti e accordi di innovazione con imprese, enti pubblici e privati di formazione e ricerca, associazioni e organizzazioni della società civile, riguardo la sperimentazione o l’installazione su porzioni di territorio urbano di tecnologie innovative, senza alcun corrispettivo a carico degli enti territoriali per la cessione di beni e servizi da parte delle imprese partecipanti. Le amministrazioni locali potranno anche partecipare, per una quota non superiore al 49% del capitale sociale, ai DUIS, i distretti urbani di innovazione sperimentale, (consorzi, srl o spa) che si occuperanno di progettazione o realizzazione di interventi di innovazione urbana per accrescere i servizi per i residenti. Gli articoli 5 e 6 prevedono che le università possano stipulare con le imprese e con gli enti territoriali accordi per l’istituzione di campus di innovazione sperimentale, per semplificare e accelerare la collaborazione reciproca nello sviluppo di tecnologie innovative e possano costituire fondazioni di diritto privato per acquisire beni e servizi indispensabili alle proprie esigenze alle migliori condizioni esistenti sul mercato, e supportare la ricerca nel settore delle smart city. La proposta non prevede maggiori oneri per la finanza pubblica.
