Camera – dl alluvione: concluso il ciclo di audizioni in commissione Ambiente, oggi gli interventi del presidente Bonaccini, di Cooperfidi e Confindustria
in Ambiente, ParlamentoSi è concluso oggi in commissione Ambiente della Camera il ciclo di audizioni sul disegno di legge di conversione del decreto legge con misure urgenti per far fronte all’alluvione avvenuta a metà maggio, cosiddetto decreto Alluvione (C. 1194), iniziato lunedì scorso (per l’audizione di Alleanza delle cooperative vedi ES 20/6/2023). Sono intervenuti, tra gli altri, il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini; Cooperfidi Italia, il confidi di riferimento dell’economia cooperativa, rappresentato dal presidente Mauro Frangi; Confindustria, per cui ha parlato Emanuele Orsini, vicepresidente con delega al credito, finanza e fisco.
“I 2,2 miliardi di euro finanziati dal governo con il decreto”, ha ricordato il governatore dell’Emilia-Romagna, “non bastano per i lavori di ricostruzione da realizzare entro l’estate, perché oltre 600 milioni vanno in ammortizzatori sociali, 100 per l’agricoltura, 300 per l’export. Mentre per strade, frane, fiumi e argini servono 1,8 miliardi di euro complessivi. Si devono garantire benefici più efficaci ai territori colpiti, dalla sospensione delle scadenze fiscali e amministrative al sostegno al reddito e alla maggiore liquidità per le imprese. Distinguere tra emergenza e ricostruzione”, ha commentato, “è un non senso logico e temporale, le due fasi vanno portate avanti funzionalmente insieme. Entro un mese”, ha aggiunto infine, “manderemo anche un dossier a Bruxelles per attivare il fondo di solidarietà europeo”.
Bonaccini ha annunciato che la Regione presenterà circa 100 emendamenti al provvedimento concordati con i soggetti coinvolti. In replica Foti (FdI), relatore del testo e capogruppo, ha osservato che occorrerà valutare quali proposte di modifica della Regione potranno essere inserite nel decreto e quali potranno diventare ordini del giorno che impegnano il governo a valutare successive iniziative.
Frangi si è soffermato sull’articolo 11 relativo alle moratorie sui mutui: “Dal nostro punto di vista, non sembra che la formulazione attuale della moratoria possa ben funzionare: è estremamente limitata nel tempo, fino al 30 giugno, e non stabilisce in che modalità vanno riattivate le rate sospese. L’articolo stabilisce inoltre che gli oneri della moratoria siano completamente a carico delle banche, ma non siamo convinti che questo, dal punto di vista giuridico e normativo, possa essere sostenibile”. Quanto all’applicazione automatica della moratoria a tutte le aziende: “Potrebbe causare all’impresa che non aveva bisogno della moratoria problemi futuri sulla valutazione del proprio merito creditizio“. Sulla moratoria in presenza di calamità naturali “aveva funzionato bene l’accordo tra Associazione bancaria italiana (ABI) e la Protezione Civile del 2015, che è stato applicato per gestire le moratorie e altri strumenti in presenza di altre calamità naturali e aveva funzionato bene, il suggerimento è di recuperarlo e ampliarlo”.
Sulla fase successiva alla moratoria: “Sappiamo tutti bene che le imprese avranno bisogno di finanza-ponte per il periodo in cui verranno messi a terra gli aiuti, o per il maggior periodo necessario a ricostruire il proprio ciclo economico in maniera profittevole. Rispetto a questi interventi di nuova finanza, in Emilia-Romagna aveva funzionato molto bene, durante il Covid, la messa a disposizione da parte della Regione e delle Camere di commercio, di un fondo, affidato alla gestione dei confidi, destinato all’abbattimento dei costi della filiera del credito, quindi delle garanzie e degli interessi. In questo caso bisogna attuare una logica analoga”. Mai come in questa emergenza, ha concluso Frangi, “sta risultando chiara la necessità, nel rapporto banche-imprese, di non prescindere dal rapporto con i confidi“.
Per il decreto Alluvione servono “alcuni correttivi che potrebbero risultare di vitale importanza per le imprese”, ha detto Emanuele Orsini. “Tra queste, vi è certamente la necessità di poter rateizzare, in una o più annualità successive, le imposte e i contributi da pagare che il dl ha differito al mese di novembre“. Per il vicepresidente di Confindustria, inoltre, è “essenziale allungare, dal 30 giugno al 31 dicembre 2023, la durata della sospensione del pagamento delle rate di mutui e finanziamenti”.
Positivo per Orsini il ricorso al Fondo di garanzia per le PMI è “una leva essenziale per le imprese“, tanto che ha invitato “il Parlamento a innalzare l’importo massimo garantito, per consentire a quelle che abbiano già esaurito il proprio plafond di accedere comunque alla garanzia, e di estenderla alle Mid Cap” (società quotata caratterizzata da una media capitalizzazione, generalmente con meno di 3mila dipedenti). L’invito di Orsini è quello ad “abbinare al Fondo di garanzia ulteriori interventi di finanza agevolata. “Riteniamo anche necessario, ed economicamente sostenibile, un allungamento del periodo di cassa integrazione, dalle attuali 15 giornate a 30, per i dipendenti privati impossibilitati in tutto o in parte a recarsi al lavoro”, ha concluso.
