Camera – dl Sud, audizione di Confindustria: sulla ZES unica attenzione a non creare discontinuità con i risultati raggiunti dalle Zone speciali territoriali
in Economia, Parlamento“Esprimiamo una valutazione nel complesso positiva sul DL Sud, che muove nella direzione giusta. Al contempo, evidenziamo alcuni elementi di potenziale criticità che, se non corretti, potrebbero indebolire il provvedimento”. Lo ha detto ieri in commissione Bilancio della Camera il vicepresidente di Confindustria con delega alle politiche di coesione territoriale Vito Grassi, intervenuto in audizione nell’ambito dell’esame referente in prima lettura del disegno di legge di conversione del DL Sud (C. 1416).
Riguardo al primo capitolo di intervento, quindi quello relativo al fondo sviluppo e coesione (FSC), “che è una priorità”, ha spiegato Grassi, “apprezziamo che il decreto legge preservi i princìpi di complementarietà e addizionalità che connotano il fondo nonché la clausola di destinazione dell’80% delle risorse al Sud, fondamentale per il riequilibrio territoriale”.
“Dalla lettura del decreto”, ha proseguito, “emergono poi alcuni dati importanti. Il primo riguarda la governance dell’FSC. Si registra infatti un rafforzamento della regia centrale sulla destinazione delle risorse e sul rispetto dei tempi di utilizzo, prendendo a modello quanto fatto dalla Commissione Ue per il PNRR. In questo contesto, i piani di sviluppo e coesione con cui fino a oggi è stato implementato l’FSC vengono sostituiti dagli accordi per la coesione, conclusi a valle di un negoziato, dal ministro per il Sud e l’amministrazione regionale interessata”.
“Alla base di questa impostazione del decreto, c’è l’obiettivo di migliorare le performance di spesa dell’FSC, responsabilizzando le amministrazioni coinvolte nel processo, sia a livello centrale che regionale. Gli accordi dovranno individuare gli interventi da finanziare, il cronoprogramma, il piano finanziario, le modalità di monitoraggio. Queste previsioni creano le condizioni per un utilizzo più efficace delle risorse del Fondo sviluppo e coesione, in termini sia di strategia unitaria sia di velocizzazione della spesa”.
“I tassi di impiego del Fondo nelle scorse programmazioni”, ha aggiunto Grassi, “ci inducono a condividere la nuova impostazione e la necessità di un monitoraggio più serrato sulle risorse della coesione. Al contempo, anche qui sottolineiamo alcuni punti aperti. Infatti, se da un lato i nuovi accordi rappresentano un’opzione apprezzabile per velocizzare le procedure, dall’altro segnaliamo che non viene specificato cosa accadrebbe ove si verificasse uno stallo nel negoziato tra governo e amministrazione dei territori. Pertanto, andrebbero definiti i meccanismi di superamento delle situazioni di blocco, nel rispetto del principio di leale collaborazione, tenendo in adeguata considerazione le istanze dei territori”.
In coerenza con quanto previsto nel disegno di legge di riforma degli incentivi”, ha infine fatto notare Grassi, “occorre prevedere che le risorse dell’FSC possano essere destinate anche al rafforzamento di strumenti agevolativi nazionali già esistenti, e che hanno dimostrato di funzionare in modo efficace nelle regioni meridionali, ad esempio il fondo di garanzia per le PMI, la Nuova Sabatini e i contratti di sviluppo. Anche alla luce di queste considerazioni, segnaliamo che il ruolo delle rappresentanze di impresa andrebbe valorizzato anche negli accordi di coesione. Nel DL, infatti, la partecipazione delle rappresentanze e il partenariato non trovano spazio, mentre è prevista dagli attuali piani di sviluppo e coesione attraverso i comitati di sorveglianza, che sarebbe a nostro avviso più che opportuno ripristinare”.
Quanto al secondo capitolo, che riguarda le zone economiche speciali (ZES), “l’istituzione di una ZES unica che comprenda l’intero Mezzogiorno”, per il vicepresidente di Confindustria, “è positiva“. Ma affinché possa funzionare in concreto, “occorre innanzitutto considerare che, dopo sei anni dalla loro istituzione nel 2017, le ZES stanno finalmente funzionando, per cui è indispensabile che la riforma non crei soluzioni di continuità. Il progetto ZES ha risposto a una logica di sviluppo ben definita, con l’obiettivo di rendere il Mezzogiorno una piattaforma logistica nel Mediterraneo, al centro degli scambi tra Nord Africa, Medio Oriente, Estremo Oriente ed Europa. Le ZES quindi, è stata concepita come strumento per coniugare sviluppo produttivo e logistico del Sud con una maggiore intensità degli investimenti pubblici e privati”.
L’idea di fondo, fino ad oggi, secondo Grassi, “è stata quindi una strategia nazionale per l’ottimizzazione dei trasporti e della filiera logistica collegata alle produzioni industriali, in coerenza da un lato con le grandi vie di comunicazione europee, dall’altro con i piani regionali. Questa vocazione”, a giudizio di Confindustria, “non va assolutamente indebolita. Piuttosto, “immaginiamo che la nuova strategia della ZES unica preservi questa strategia iniziale e la integri con ulteriori pianificazioni in ambiti o settori trainanti, ad esempio sull’energia, sul turismo, sulla digitalizzazione”.
