Facebook, i dati personali negli USA non sono protetti. Lo stabilisce la Corte di giustizia europea
in Varie
La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha stabilito oggi che le autorità irlandesi, dove risiede un server di Facebook che raccoglie i dati degli utenti europei e da cui li trasferisce negli Usa, hanno il diritto di valutare le garanzie americane nel trasferimento dei dati personali oltre Atlantico, tra cui anche quelli gestiti dal social network di Mark Zuckerberg. E’ una sentenza che inasprisce il clima tra il Vecchio e il Nuovo Continente e che vede prevalere le motivazioni di un austriaco, Maximilien Schrems, il quale aveva fatto ricorso dopo lo scandalo Datagate, scoppiato nel 2013. Le motivazioni del cittadino europeo poggiano e trovano, a questo punto, conferma sul presupposto secondo il quale la normativa americana, che permette alle autorità di accedere al contenuto di comunicazioni elettroniche, si scontra con i principi europei in materia di privacy. La bocciatura arriva anche nei confronti della Commissione europea che invece nel 2000, con l’accordo di Safe Harbour, aveva stabilito che gli Usa garantivano un adeguato livello di tutela dei dati personali. Da oggi a Facebook si potrà quindi vietare di conservare negli Usa i dati degli iscritti nel Vecchio Continente. In allarme i colossi della Rete: se da una parte Facebook invoca un chiarimento a breve termine tra l’Europa e gli USA per tutelare in tema di privacy gli iscritti al social, gli altri player come Google e Yahoo esprimo preoccupazione per come in America si gestiscono i dati personali, che – secondo il tribunale del Lussemburgo – sarebbe ritenuto “generalizzato”, senza alcuna differenziazione e senza che siano fissati criteri oggettivi intesi a delineare l’accesso delle autorità pubbliche ai dati e il loro eventuale utilizzo.
