Jobs act e controlli a distanza, il ministero spiega: nessuna violazione. Camusso: spionaggio contro i lavoratori

in Varie


ministro poletti“La norma sugli impianti audiovisivi e gli altri strumenti di controllo contenuta nello schema di decreto legislativo in tema di semplificazioni adegua la normativa contenuta nell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, risalente al 1970, alle innovazioni tecnologiche nel frattempo intervenute“. E’ il chiarimento fornito oggi dal ministero del Lavoro in seguito alle polemiche sull’introduzione da parte del governo di alcune novità in materia di controllo a distanza dei lavoratori. In base alla lettura che era stata data dalla maggior parte degli analisti, con lo schema di decreto legislativo sulle semplificazioni, licenziato in via preliminare dal Consiglio dei ministri l’11 giugno scorso in attuazione del Jobs act, l’esecutivo avrebbe disposto la modifica dell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratoti relativo ai controlli a distanza, introducendo una serie di novità che consentirebbe all’azienda di controllare computer, tablet, smartphone e badge in possesso dei dipendenti senza un accordo sindacale, e di adottare eventualmente provvedimenti disciplinari. Oggi il comunicato del ministero: il testo non liberalizza i controlli ma si limita a fare chiarezza circa il concetto di strumenti di controllo a distanza e i limiti di utilizzabilità dei dati raccolti attraverso, in linea – si legge nella nota – con le “indicazioni che il Garante della privacy ha fornito negli ultimi anni e, in particolare, con le linee guida del 2007 sull’utilizzo della posta elettronica e di internet”. Chiarimenti che non sembrano però aver soddisfatto il segretario generale della Cgil Susanna Camusso che oggi ha parlato di “spionaggio contro i lavoratori” e di una norma che “impedisce al lavoratore di essere libero“.

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