Senato – ddl Bucalo (FdI) sull’introduzione della figura dell’assistente alla disabilità nelle scuole, le audizioni dei sindacati: bene lo scopo del provvedimento, professionalità da valorizzare e inserire nei ccnl
in Istruzione, Lavoro, ParlamentoCondivisibile per tutte le sigle sindacali, Cgil, Cisl, Uil e Ugl, l’intento del disegno di legge S. 236 della senatrice Carmela Bucalo (FdI) di introdurre una normativa organica sulla figura professionale dell’assistente per l’autonomia e la comunicazione dei disabili nelle scuole e di dare stabilità contrattuale a questa figura, non tutti concordi invece sui metodi delineati dal testo per raggiungere questo obiettivo. È iniziato oggi nelle commissioni riunite Cultura e Sanità/Lavoro di palazzo Madama, proprio con gli interventi dei sindacati, il ciclo di audizioni sul provvedimento – non è stata ancora calendarizzata la prossima seduta – del quale i due gruppi di lavoro stanno svolgendo l’esame referente in prima lettura. Per Cgil nazionale è intervenuta Giordana Pallone, responsabile delle riforme istituzionali, per Cisl nazionale Erika Merlone, responsabile scuola e formazione, per Uil Scuola il segretario nazionale Enrico Bianchi, per Ugl Scuola la segretaria Ornella Cuzzupi. Di seguito una sintesi degli interventi.
Cgil
“Riteniamo sacrosanta l’istanza delle lavoratrici e dei lavoratori interessati dal disegno di legge”, ha detto Giordana Pallone, “che rivendicano l’applicazione di CCNL sottoscritti dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello nazionale, apportando eventualmente le necessarie modifiche per l’inquadramento dei profili professionali, che finalmente garantiscano stabilità lavorativa, retribuzioni adeguate, tutele e diritti; per questo obiettivo riteniamo si debba lavorare insieme, avviando un dibattito che coinvolga tutti i soggetti interessati, scuole, enti locali, OO.SS., lavoratrici e lavoratori, e si debbano investire le risorse necessarie”.
“Questo processo si avvia in assenza della definizione del profilo professionale, definizione che seppur prevista dalle disposizioni normative vigenti, è rimasta lettera morta e sulla quale la nostra organizzazione si spende da anni a tutti i livelli al fine di una reale valorizzazione del ruolo educativo e dell’effettiva stabilizzazione del personale”, ha voluto sottolinerare. “È fondamentale, per questo, prevedere prioritariamente un dispositivo normativo per definire e uniformare in ambito nazionale i profili professionali del personale destinato all’assistenza per l’autonomia e per la comunicazione, salvaguardando l’esperienza e la formazione acquisita. Questa norma appare indispensabile sia per evitare sovrapposizioni di competenze tra le varie figure professionali, sia per fornire un quadro di riferimento chiaro e armonico di ruoli e funzioni, finalizzato a disegnare un contesto ambientale scolastico ricco di risorse umane e strumentali, di collegialità fra docenti e operatori, di rapporti stabili e non occasionali con gli specialisti e i riabilitatori”.
Secondo Pallone “la necessaria tutela delle lavoratrici e dei lavoratori impiegati da anni in questi servizi non può avvenire ponendo come requisito il solo diploma di scuola secondaria di secondo grado ed eventuali attestati formativi non regolamentati. Se la collocazione del personale da stabilizzare è paragonabile, in termini contrattuali, agli educatori, appare evidente, per un elementare principio di coerenza dell’ordinamento professionale con l’obiettivo di realizzare l’inclusione, che il titolo di studio di accesso non possa essere inferiore alla laurea (triennale)”. In questo contesto “andrebbero valorizzati i titoli di studio o qualifica di educatore professionale socio pedagogico e sociosanitario, il diploma di laurea in scienze sociali, scienze e tecniche psicologiche o similari“. Pur con dividendo la necessità di valorizzazione dell’esperienza lavorativa pregressa, garantendo nella fase transitoria la tutela occupazionale del personale già in servizio, Cgil “ritiene che la scelta ipotizzata nel ddl rispetto ai requisiti di accesso alle procedure concorsuali porterebbe al demansionamento e alla svalorizzazione della figura”.
Di non secondaria importanza, infine, secondo Pallone, è “come sia effettivamente esigibile il contenuto di questo disegno di legge in assenza delle dovute coperture finanziarie. Il collocamento previsto, di chi eventualmente avrà superato le procedure concorsuali, nelle graduatorie di merito su base provinciale senza le adeguate risorse, non potrà garantire l’effettiva stabilizzazione dei rapporti di lavoro in essere”. A questo scopo, “consideriamo indispensabile un esplicito riferimento allo stanziamento delle risorse.
Cisl
“Condividiamo la finalità del ddl di dare stabilità al personale che opera all’interno delle istituzioni scolastiche per l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione degli studenti disabili”, ha affermato Erika Merlone della Cisl. “Negli anni si sono stratificati norme e regolamenti che hanno fatto sì che questo personale avesse trattamenti diversi a seconda delle Regioni, perciò siamo chiaramente a favore di una stabilizzazione”.
“Ciò che non condividiamo è la soluzione che è stata trovata con questo ddl: secondo noi, inserire gli assistenti all’interno del comparto della scuola, porterebbe ad una limitazione del ruolo di questi assistenti al solo ambito educativo scolastico, mentre sappiamo che il loro ruolo è a sostegno dell’inclusione attiva e a 360 gradi in tutto il progetto di vita della persona disabile, dunque ben più ampio. A queste persone bisognerebbe applicare il contratto delle funzioni locali“, ha specificato Merlone, “quindi il ccnl Regione ed enti locali, trovando all’interno di questo una sezione da dedicare agli assistenti. Questa soluzione è più coerente anche per il ruolo che l’ente locale ha nella gestione di questi servizi. La stabilizzazione”, ha concluso, “deve avvenire per concorsi di titoli ed esami, però non gestiti dal ministero dell’Istruzione – come proposta dal ddl – ma dalle Regioni o dagli enti, a cui devono essere destinate le risorse necessarie per stabilizzare le persone che già svolgono questa funzione e per indire concorsi necessari a effettuare nuove assunzioni”.
Uil
“Quella degli assistenti, per l’autonomia e la comunicazione è una situazione mai chiarita”, ha ribadito Bianchi della Uil. “La figura è stata introdotta con la legge 5 febbraio 1992 n. 104 ma ancora oggi non ha trovato un inquadramento uniforme sul territorio nazionale. È indispensabile chiarire che questa figura integra e completa quella dell’insegnante di sostegno e non la sostituisce, né è sovrapponibile alla figura dell’assistente sociosanitario”, ha precisato. “Assicura assistenza ai portatori di handicap in tutte le scuole, supportando quotidianamente le attività didattiche-educative interne ed esterne, curando l’integrazione dell’alunno disabile per portarlo all’autonomia”.
“Oggi i regimi contrattuali per questa figura sono diversi, con una disparità di trattamento economico, la situazione non è più sostenibile: crediamo che l’unica soluzione possibile sia modificare la legge 104, come proposto in questo ddl, che porterà alla stabilizzazione inserendo la figura nel ccnl nazionale del comparto scuola. Troviamo importante che questa figura venga inserita dal provvedimento nei gruppi di lavoro per l’inclusione nelle scuole, per completare l’effettivo processo di inclusione degli alunni con disabilità”.
“La decisione di valorizzare con un concorso riservato il personale che possa vantare almeno 36 mesi di servizio, anche non continuativi, come assistente, ci trova d’accordo”, ha concluso Bianchi. “Bisogna costituire l’organico necessario a for fronte a questa situazione, che sia aggiuntivo rispetto a quello attuale, per non gravare sulla situazione attuale.
Ugl
“Siamo assolutamente favorevoli al superamento della frammentarietà“, ha fatto sapere Cuzzupi di Ugl. “Il processo delineato dal ddl è un’importante ventata di novità per il comparto e per il riconoscimento di uno status unico per questa figura. L’assistente all’autonomia e alla comunicazione, seppur non assimilabile al corpo docenti, ha un compito fondamentale e serve stabilire esattamente per legge i suoi compiti, orari e la struttura retributiva”. Secondo la segretaria di Ugl Scuola, in disaccordo con Cisl, “il ministero dell’Istruzione, considerato che gli enti locali non riescono a garantire la piena funzionalità del sistema, è il porto più idoneo verso il quale condurre questo personale. Inoltre, il processo previsto dal ddl 236 apre l’orizzonte nel riconoscere come necessaria la stabilizzazione dei soggetti atti al pieno funzionamento delle scuole, indicando una procedura di rafforzamento degli organici e riconoscedo il lavoro svolto. La figura dell’assistente”, ha concluso, “non può essere inquadrata in ambiti professionali già esistenti, dovrà essere incardinata in un profilo specifico ben definito, si tratta di un’operazione da eseguire con massima attenzione”.
