Senato – dlgs disabilità, l’audizione di Alleanza delle cooperative in commissione Sanità: garantire il giusto riconoscimento del ruolo delle cooperative sociali e superare l’approccio esclusivamente medico-sanitario
in Governo, Parlamento, SanitàGarantire il giusto riconoscimento del ruolo delle cooperative sociali, superare l’approccio esclusivamente medico sanitario nei percorsi valutativi di base e multidimensionale, assicurare la compatibilità con i sistemi di accreditamento e l’armonizzazione con servizi e sostegni esistenti. Sono le richieste di Alleanza delle cooperative riguardo allo schema di decreto legislativo sulla definizione della condizione di disabilità, della valutazione di base, di accomodamento ragionevole, della valutazione multidimensionale per l’elaborazione e attuazione del progetto di vita individuale personalizzato e partecipato, su cui oggi la commissione Sanità del Senato ha proseguito il ciclo di audizioni iniziato martedì scorso. Per l’Alleanza, hanno partecipato Marco Zanisi, presidente della cooperativa sociale Serena, associata a Legacoopsociali, e Marco Bollani, consigliere regionale di Federsolidarietà Confcooperative Lombardia.
Zanisi ha espresso un giudizio complessivamente positivo sullo schema di dlgs, testo atteso da anni e che è ritenuto una buona approssimazione di quanto prescritto dall’art. 14 della legge n. 328/2000 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali). Allo stesso tempo ha evidenziato alcune criticità su cui l’Alleanza propone di intervenire al miglioramento della riforma.
La prima osservazione, ha spiegato, riguarda il ruolo che il legislatore ha delegato alle cooperative in qualità di enti del terzo settore all’interno dello schema: non appaiono nel I e nel IV capo, ha spiegato, ma solo in misura non preponderante nel II, sulle procedure di valutazione. Per questo motivo, ha sottolineato, ad Alleanza interessa garantire il riconoscimento del ruolo delle cooperative soprattutto nel passaggio del capo I e IV dove una loro rappresentanza attiva a monte e a valle garantirebbe un continuum e il consolidamento di molti progetti e servizi anche innovativi già avviati insieme alle persone con disabilità e alle loro famiglie in tutto il territorio nazionale. Andranno dunque valorizzati i capitali di conoscenza, competenza ed esperienza degli enti gestori di servizi che, come riconosciuto dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 131/2020, costituiscono sul territorio una rete capillare di vicinanza e solidarietà, in grado di mettere a disposizione dell’ente pubblico sia preziosi dati informativi, altrimenti conseguibili in tempi più lunghi, sia un’importante capacità organizzativa e di intervento.
La seconda richiesta di Alleanza ha a che fare con l’esigenza di migliorare l’integrazione dei due percorsi valutativi di base e multidimensionale per prevenire, ha spiegato Zainisi, il rischio di approcci troppo centrati su una visione esclusivamente medico-sanitaria a discapito della necessaria focalizzazione sulla qualità della vita delle persone con disabilità. Infine, ha spiegato, le procedure indicate negli articoli 26 e 27 del testo, su forma, contenuti propri e portabilità del progetto di vita, a causa di spazi interpretativi e adattativi che lasciano spazio rispetto a un successivo recepimento regionale, rischiano di creare risposte diverse in particolare nel successivo adeguamento dei sistemi di accreditamento dei servizi LEA e al contempo, ha aggiunto, non garantiscono né definiscono i LEPS. Per questo Alleanza chiede che, con un decreto interministeriale da adottare entro 12 mesi dalla entrata in vigore del dlgs, vengano definiti i LEPS di processo e di erogazione relativi al sostegno del progetto di vita, al budget di progetto e le prestazioni compatibili con i LEA.
Marco Bollani ha spiegato più nel dettaglio le proposte di modifica del testo. In primo luogo, con riferimento riguardo all’articolo 6 (Procedimento per la valutazione di base) ha evidenziato la necessità che l’intensità dei sostegni individuati dall’unità di valutazione di base possano anche essere variate e modificate in sede di valutazione multidimensionale e di definizione del progetto di vita. In relazione all’articolo 9 sulla composizione e funzionamento della commissione di valutazione di base, secondo Alleanza è fondamentale garantire la possibilità di inclusione delle figure professionali dell’area pedagogica e sociale anche nella valutazione di base, per integrare l’approccio sociale e sanitario e prevenire il rischio di un approccio esclusivamente medico-sanitario, e di prevedere che nelle commissioni vi siano anche figure dell’area pedagogica. Inoltre, si chiede di prevedere un investimento formativo all’interno delle commissioni di valutazione di base sui temi dell’utilizzo dell’ICF (classificazione internazionale del funzionamento) e dei domini della qualità della vita, oltre alla possibilità di integrare queste commissioni con figure professionali dell’area sociale, non solo sanitaria.
Ancora, secondo Alleanza occorre prevedere che, in materia di accomodamento ragionevole ai fini dell’accoglimento dell’istanza, si possa coinvolgere anche l’ente pubblico finanziatore del servizio laddove si renda necessario rivedere gli oneri che discendono da quest’ultimo, prevedendo anche che non siano sproporzionati. Per quanto riguarda l’Unità Valutativa Multidisciplinare (UVM), ha fatto presente che occorre riconoscere il ruolo e le competenze anche degli enti gestori dei servizi, e prevedere la presenza degli operatori degli enti di terzo settore, delle cooperative sociali, nell’ambito dello svolgimento delle Uvm a monte e a valle laddove le persone interessate siano già seguite o assistite nell’ambito di servizi o interventi da essi gestiti.
Infine, per quanto riguarda la definizione del budget di progetto di vita, Alleanza chiede che sia effettuata anche ma non esclusivamente attraverso i principi della programmazione e coinvolgendo non solo i servizi sociali ma anche sociosanitari, facendo salvi gli interventi già in essere e avvalendosi, tra le altre, delle risorse economiche sia sociali che socio sanitarie, secondo il principio dell’interoperabilità.
