Valorizzare pane e tartufo, alla Camera pronti i testi

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La commissione Agricoltura di Montecitorio durante la seduta di ieri (in sede referente),  ha deciso di adottare un testo unico in materia di produzione e vendita di pane, riformulato dal comitato ristretto sulla base della proposta di legge di iniziativa di Giuseppe Romanini (PD), che ha lo scopo primario di garantire il diritto all’informazione dei consumatori e alla valorizzazione di questo prodotto. 

L’articolato definisce le diverse tipologie di pane (art. 2), distinguendo il pane fresco  “preparato secondo un processo di produzione continuo, privo di interruzioni finalizzate al congelamento, alla surgelazione di impasti” – dalle altre tipologie di prodotto. Un occhio di riguardo è destinato al “pane tradizionale di alta qualità” (art. 10), ovvero i prodotti tipici locali identificati su base regionale.  E’ resa possibile anche la commercializzazione dei prodotti provenienti dagli altri Stati membri (art. 9), tuttavia da parte loro è espressamente “vietato utilizzare le denominazioni di pane fresco e conservato per designare prodotti che si differenziano in modo sostanziale”, per composizione o procedura di produzione.

Fondamentale dunque la tutela dei consumatori e la garanzia qualitativa, tanto che la denominazione di “forno di qualità” (art. 7), da utilizzare eventualmente anche nell’insegna o nel marchio di una ditta, può essere adottata esclusivamente dal “panificio che produce e commercializza pane fresco”.

Nel corso della stessa seduta è stato poi adottato un testo unificato, frutto dei provvedimenti di Monica Faenzi (SC) e Massimo Fiorio (PD), in materia di raccolta, coltivazione e commercio dei tartufi freschi o conservati da destinare al consumo, per migliorare lo sviluppo della tartuficoltura prevedendo criteri di eccellenza e qualità, sempre nell’ottica di tutela dell’ambiente e dei consumatori. In generale “sono considerate protette tutte le specie di tartufi” (art. 3), tuttavia i tartufi destinati al consumo “da freschi” devono appartenere a specifiche categorie (art. 4), pena il divieto di commercializzazione.

Se alla proprietà sui tartufi prodotti nelle tartufaie coltivate o controllate hanno diritto “tutti coloro che le conducono” (art. 6) e la loro raccolta “è libera nei boschi e nei terreni non coltivati” (art.8), per il riconoscimento di tartufaie controllate delle province autonome di Trento e Bolzano è necessario il rilascio dell’apposita certificazione (art. 5). Quanto alla raccolta, il “raccoglitore”, una volta passato l’esame per l’accertamento della sua idoneità (art. 9), deve annotare in una scheda la zona territoriale, la data, la quantità e le specie ottenute (art. 10), “al fine di consentire il controllo da parte delle autorità preposte e il monitoraggio”. Proprio la vigilanza spetta al corpo forestale dello Stato, assieme alle guardie venatorie provinciali, e le guardie giurate volontarie designate da cooperative, consorzi, enti e associazioni che abbiano come fine istituzionale la protezione della natura e la salvaguardia dell’ambiente (art. 18).

La lavorazione per la conservazione e la successiva vendita, può essere effettuata da aziende iscritte alle camere di commercio, dai consorzi e dalle cooperative del settore (art. 13). Tra le diverse misure di tutela, obbligatorio indicare nell’etichetta la denominazione dell’alimento e dell’elenco degli ingredienti (art. 16). E’ inoltre previsto un sistema sanzionatorio per ogni violazione della legge, sia che venga raccolto il tartufo nel periodo vietato, o immaturo, e ancora nelle zone riservate; al contempo, viene sanzionata la vendita al mercato pubblico di tartufo fuori norma, o di tartufi freschi nel periodo fuori dalla raccolta (art. 19).

 

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